IL CARDINALE E IL LABIRINTO DI DEDALO, Il ROMANZO DELLA STORIA E DEL TEMPO

È il primo libro che ho scritto, è l’opera con la quale sono diventato scrittore e che ha accompagnato gli ultimi trent’anni della mia vita. Ho ideato la trama di questo romanzo nel 1989, ispirato dalla lettura de “Il nome della rosa” di U. Eco, ho scritto qualche bozza subito dopo e la prima stesura risale, appunto, al 1994… ho ripreso più volte il romanzo, soprattutto dal punto di vista stilistico, nel 2000-2001, nel 2006 ed ancora nel 2013, nei periodi di pausa tra un libro e l’altro. La stesura definitiva è di qualche anno fa, ma non ho mai stravolto la struttura del libro.

Francesco Bellanti

Un viaggio allucinante tra chiese e monasteri, e palazzi nobiliari, eremi e castelli, e carte e documenti e libri che parlano di tesori e di verità nascoste.

Un romanzo visionario e fantastico sospeso tra realtà, leggenda, folklore, magia, superstizione, storia, tradizioni e cultura popolare, il realismo magico siciliano. Un formidabile intreccio di antico e moderno in una visione sbalordita del reale e lucida del fantastico.

“Il Cardinale e il labirinto di Dedalo” è un romanzo in cui l’autore ha messo tutto il suo mondo visionario e fantastico, la sua infanzia, le sue memorie, la sua storia, i suoi sogni di bambino. È il libro dei libri, il libro totale sulla dissoluzione del mondo, il romanzo dal quale hanno avuto origine tutti gli altri romanzi dello scrittore, che rappresenta il mondo avvincente dei suoi sogni. È il sogno da cui hanno avuto origine tutti gli altri sogni. È un giallo, ma è un giallo strano, eterodosso, come strano ed eterodosso è lo sviluppo della storia. Se si vuole comprendere il senso della storia narrata, non bisogna avere fretta, ci si deve calare nella calma, nel lento dipanarsi di una vicenda che assume però subito aspetti straordinari e originali. Perché “Il Cardinale e il labirinto di Dedalo” immerge ben presto il lettore in un tempo visionario e fantastico sospeso tra realtà, leggenda, folklore, magia, superstizione, storia, tradizioni e cultura popolare, quello che potremmo definire – seguendo schemi màrqueziani – il realismo magico siciliano. Perché il romanzo è un formidabile intreccio di antico e moderno in una visione sbalordita del reale e lucida del fantastico.La vicenda sembra svolgersi in un tempo ambiguo, senza tempo, in una società di uomini che sembrano vivere in una terra sospesa tra cielo e terra, tra presente e passato. È una storia che parte dalla realtà, dagli appetiti per un piano regolatore e sconfina ben presto nel mito, nel sogno, nella religione, nella storia e nella leggenda.L’elemento magico si insinua sempre nel reale e il reale che sconfina sempre nella magia e nel fantastico. È un romanzo profetico, perché con le sue atmosfere apocalittiche e un mondo devastato da immani calamità sembra annunciare le tragedie di oggi.

“Il Cardinale e il labirinto di Dedalo” è un’epopea siciliana, è la storia e la leggenda di Sicilia, una Sicilia reale e fantastica. È la storia e la leggenda di Camico e Dedalo e Minosse, di Seneca e Cicerone, di Cesare – il mito greco e l’epopea romana in terra di Sicilia. È un’epopea della terra di Sicilia e del paese natale dello scrittore, perché nel romanzo tutto – dai luoghi ai personaggi, ai fatti, alle leggende, alle memorie – richiama il paese del Gattopardo, cioè Palma di Montechiaro. Parla di un leggendario tesoro nascosto in una montagna siciliana vicino a un paese, Almeda, che somiglia molto ai luoghi dove è nato e ha vissuto lo scrittore. Qui, in un’atmosfera apocalittica, da fine del mondo, in un paese devastato dalle calamità e popolato di falsi profeti e strambi predicatori e ciarlatani, e missionari folli, fra morti strane e omicidi su cui incombe il mistero della montagna del Cacalù, in un’atmosfera onirica, una Sicilia sospesa tra sogno e realtà, ortodossa ed esotica, tradizionale e antica, eppure proiettata verso la modernità, il protagonista, Brando Bondone, un professore visionario a capo di una comunità di intellettuali dediti a studi sulla fondazione di una nuova società attraverso la creazione di quello che loro chiamano uomo nuovo, con il suo fedele collaboratore, Paco, va alla ricerca di un misterioso libro scritto da un famoso Cardinale del Settecento. È un libro che questo Cardinale di Almeda avrebbe scritto sui vangeli gnostici e apocrifi in uno strano viaggio che aveva compiuto in Palestina.

È un libro verso il quale sono diretti gli appetiti di archeologi, notai, avvocati, scienziati, preti, farmacisti, aristocratici, politici, sindaci, un variopinto campionario di umanità, uomini che sembrano vivere in un mondo d’altri tempi, allucinati e perduti nelle loro ossessioni. Così Brando e il suo fido scudiero Paco, comincia il suo viaggio fra rettori di monasteri e maghi, preti, profeti e predicatori, uomini folli e allucinati in un tempo sospeso che sembra sfuggire sempre, alla ricerca di questo misterioso libro. Comincia da un inquietante Cavaliere suo parente e dal suo palazzo arcano,dove l’anziano aristocratico vive con il suo fedele campiere don Fofò e col suo fratello pazzo Marsioni, che inspiegabilmente da decenni “si incarna” in famosi personaggi del passato. Dopo una grottesca kermesse di maghi e di altri operatori dell’occulto convocati dal Cavaliere nel suo palazzo per trovare lo spirito del padre defunto, ha inizio un viaggio allucinante tra chiese e monasteri, e palazzi nobiliari, eremi e castelli, e carte e documenti e libri che parlano di tesori e di verità nascoste. 

Brando è aiutato in questo viaggio dentro il mistero dal suo nonno ultranovantenne don Ferdinando, vecchio patriarca proprietario della fattoria e delle terre dove sorge la comunità, uomo dalle pratiche alimentari eccessive e dal sonno disordinato, che gode di enorme prestigio in paese per il suo eroico passato e per la sua saggezza. È aiutato anche dal padre Calogero, grande critico letterario, dalla compagna Luce, e dal mistero di suo bisnonno Caliddu che ha 125 anni e dorme da decenni come un pipistrello in una soffitta della fattoria. Così, tra vecchi e vegliardi, sotto il mistero di cardinali, monaci ed eremiti, strani eremiti giunti da ogni parte del mondo per proteggere il segreto di una misteriosa montagna, uomini d’altri tempi, che appaiono e scompaiono come fantasmi o presenze vitali e uomini di oggi che sembrano vivere in un tempo ormai perduto, Brando alla fine viene in possesso del libro e sale nella misteriosa montagna del Cacalù dove lo accoglie il leggendario monaco buddista guardiano dell’eremo che lo introduce in una immensa struttura sotterranea dove è sepolto il formidabile segreto di cui si parla da migliaia di anni, che è in realtà un leggendario, sterminato museo sepolto nelle viscere della montagna protetto da un immenso labirinto dedaleo. Potremmo parlare in modo diffuso della trovata originale di una società occulta o segreta che da tre millenni ha sottratto alla storia e seppellito in una montagna tutta la verità nell’attesa del fondatore della nuova umanità, una misteriosa organizzazione mondiale in uno straordinario intreccio di archeologia, storia, religione, politica, ma mi fermo qui.

“Il Cardinale e il labirinto di Dedalo” è pur sempre un giallo. Non possiamo tradire il lettore e dire come va a finire. Però un giudizio finale sul messaggio del romanzo possiamo darlo.Metafora degli accadimenti, della fortuna, del caso e del caos che governano la storia, “Il Cardinale e il labirinto di Dedalo” è il romanzo sull’uomo nuovo, l’uomo al di sopra della storia, l’uomo capace di dominare la storia e il tempo, l’uomo che possiede il tempo, il tema dominante di tutti i libri dello scrittore palmese. È l’ossessione dell’uomo nuovo, e cioè il desiderio di un rinnovamento universale dell’umanità, ed è questo che dà alla scrittura di Bellanti il tono apocalittico, escatologico e palingenetico che ha quasi naturalmente determinato la rivisitazione dei grandi autori della classicità italiana, latina e straniera, e di conseguenza una prosa poetica, lirica. L’uomo nuovo, in realtà, in un tempo di caos e di disvalori, al di là di retoriche e fraintendimenti politici e filosofici, è la tensione ideale, la ricerca costante dei valori che conducono al progresso dell’umanità. Questi valori sono facilmente identificabili nei suoi libri, e sono il rispetto dell’ambiente e il ritorno alla natura, il terrore per una tecnologia che sempre più sta sfuggendo al controllo dell’uomo, la lotta contro la povertà e le disuguaglianze, la tolleranza e il rispetto delle diversità, l’educazione alla pace e alla giustizia sociale. Infine, “Il Cardinale e il labirinto di Dedalo” è soprattutto una lucida e profonda riflessione sulle ossessioni e sulle solitudini del mondo, sulla sfiducia degli uomini nel progresso, nella società e nella storia. È una potente, straordinaria allegoria sulla verità, sul tempo e sulla storia.

L’autore

Francesco Bellanti, sposato con due figli, è nato il 3-1-1953 a Palma di Montechiaro – in provincia di Agrigento – paese dove vive ed ha esercitato fino al 2019 la professione di docente di Italiano e Latino presso il locale Liceo Scientifico Statale “G.B. Odierna”. Si è laureato in Lettere Moderne presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo con 110/110 e lode, discutendo una tesi di antropologia culturale su Palma di Montechiaro e sul Mezzogiorno, relatore prof. Antonino Buttitta.

Come docente, ha superato e vinto molti concorsi ordinari, alle medie e alle superiori, di lettorato all’estero, e per l’insegnamento nelle scuole italiane in Germania. Ha avuto esperienze professionali in Italia, soprattutto in Trentino e in Sicilia, e all’estero, ad Hagen, in Germania, in una scuola di lingue e di traduzione. Ha fondato una cooperativa culturale e un giornale negli anni ’80. Ha realizzato molti progetti educativi in ambito scolastico. 

I suoi interessi sono prevalentemente volti verso una letteratura visionaria e fantastica, molto attenta però alla storia e alla cultura popolare. Scrive su riviste locali e regionali di cultura. Ha scritto saggi di critica letteraria e prefazioni a opere di poesia e romanzi. Un saggio su Giordano Bruno è stato pubblicato dal più importante studioso di Giordano Bruno, Guido del Giudice 

Ha pubblicato Il Protocollo di Almeda, nel 2008, Il villaggio degli immortali, nel 2011, L’ultimo Gattopardo ovvero Historia nefanda, nel 2012, Dialoghi coi morti, nel 2013, L’inventore dei sogni, nel 2014, L’universo mostrato a una ragazzina, nel 2015, Dialogo con il Führer, Giorni d’estate a Berchtesgaden è il suo ultimo libro, pubblicato dalla Fuoco Edizioni, al quale ha lavorato quasi tre anni, dal 2016 al 2018. Ha scritto anche un altro libro, Lettere d’amore a Constance, 2019, Isabella Tomasi di Lampedusa, 2020, inedito.

I suoi libri sono venduti in tutto il mondo da Lulu, Amazon, Mondadori Store, Barnes e Noble, iBooks, Scribd., Kindle, e da altri. Ha ricevuto apprezzamenti per i suoi libri da scrittori e critici letterari. Recensioni sui suoi libri sono apparsi su quotidiani nazionali e sulla rivista parigina La Voce.


Una potente, straordinaria allegoria sulla verità, sul tempo e sulla storia.

Il libro, edito da KIMERIK, è acquistabile online anche su questo link

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