Il Remdesivir è l’antivirale che promette di sconfiggere il coronavirus

Il Remdesivir è l’antivirale che promette di sconfiggere il coronavirus

Remdesivir, risultati positivi negli Usa. Verso l’approvazione della Fda

«Il farmaco antivirale remdesivir funziona contro Sars-CoV-2. Abbiamo avuto quella che, a mio avviso, è la notizia più bella da quando è scoppiata la pandemia». Esordisce pieno di entusiasmo il virologo Guido Silvestri, docente italiano alla Emory University di Atlanta.

Guido Silvestri

I risultati annunciati negli Stati Uniti dal produttore del medicinale, Gilead Sciences, aggiunge Silvestri, «sono il primo pugno sul naso che la grande fratellanza della scienza ha rifilato a questo virus. Se tutto va secondo i piani, remdesivir dovrebbe essere approvato dalla Food and Drug Administration per uso ospedaliero negli Usa, e spero che lo stesso possa avvenire presto anche in Italia». L’antivirale è stato testato su pazienti Covid-19 e ha dato buoni risultati, accelerando del 31% i tempi di guarigione. Si tratta di un farmaco sperimentale, non ancora in commercio, che in laboratorio aveva precedentemente mostrato un’attività (sia in vitro che in vivo in modelli animali) contro virus come Ebola, Marburg, Mers e Sars.

Terapia di 5 o 10 giorni

L’azienda produttrice Gilead ha avviato due studi clinici di fase 3 multicentrici: il primo (condotto dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Anthony Fauci) sta valutando la sicurezza e l’efficacia di remdesivir a 5 e 10 giorni in pazienti ricoverati con manifestazioni gravi di Covid-19.

Nella fase iniziale 397 pazienti hanno ricevuto 200 mg il primo giorno e poi 100 mg ogni giorno fino al giorno 5 o 10, somministrati per via endovenosa.

È stato poi deciso l’arruolamento di altri 5.600 pazienti, di cui alcuni sottoposti a ventilazione meccanica. Lo studio è stato condotto in 180 Centri in tutto il mondo: Stati Uniti, Cina, Francia, Germania, Hong Kong, Italia, Giappone, Corea, Paesi Bassi, Singapore, Spagna, Svezia, Svizzera, Taiwan e Stati Uniti Regno. Un secondo studio sta valutando sicurezza ed efficacia della durata della terapia a 5 e 10 giorni in pazienti con manifestazioni moderate di Covid: si cerca di capire se una durata più breve della terapia (5 giorni) possa avere efficacia e sicurezza simili a quelle del trattamento di 10 giorni.

I risultati dei primi 600 pazienti di questo secondo studio sono attesi alla fine di maggio. «Lo studio sta dimostrando l’efficacia del regime terapeutico di 5 giorni, che potrebbe espandere significativamente il numero di pazienti trattati con la nostra attuale scorta di remdesivir — afferma Merdad Parsey, chief medical officer di Gilead Sciences —. Ciò è particolarmente importante nel contesto di una pandemia».

Ottimizzare il trattamento

I risultati clinici sono diversi a seconda del Paese dove viene svolto lo studio. Al di fuori dell’Italia, il tasso di mortalità complessivo al giorno 14 era del 7% in entrambi i gruppi di trattamento (5 e 10 giorni), con il 64% di pazienti che presentavano miglioramenti clinici al 14° giorno e il 61% di pazienti dimessi dall’ospedale. Inoltre i pazienti che hanno ricevuto remdesivir entro 10 giorni dall’esordio dei sintomi hanno avuto esiti migliori rispetto a quelli trattati più tardi. Unendo i dati, entro il 14° giorno il 62% dei pazienti trattati in anticipo è stato dimesso dall’ospedale, rispetto al 49% dei pazienti trattati dopo 10 giorni dall’inizio dei sintomi. «Questi dati sono incoraggianti: i pazienti con terapia breve di remdesivir (5 giorni) hanno avuto un miglioramento clinico simile a quello dei pazienti in terapia per 10 giorni — ha affermato Aruna Subramanian, professore alla Stanford University School of Medicine e tra gli autori dello studio —. Sebbene siano ancora necessari ulteriori dati, questi risultati aiutano a comprendere meglio come può essere ottimizzato il trattamento con remdesivir, se sarà dimostrato che è sicuro ed efficace».

Effetti avversi

Remdesivir è stato generalmente ben tollerato in entrambi i gruppi di trattamento di 5 e 10 giorni. Gli eventi avversi più comuni sono stati nausea e insufficienza respiratoria acuta. Aumenti dell’enzima epatico si sono verificati nel 7,3% dei pazienti, con il 3% dei pazienti che hanno interrotto il trattamento con remdesivir a causa di problemi al fegato.

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  1. Pingback: La resurrezione del Remdesivir – Calogero Mazza

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