La Madonna del Castello


Ogni tradizione merita sempre un approfondimento, piccolo o grande che sia. Nella tradizione di una cittadina dell‘agrigentino c’è una bella storia folcloristica e religiosa. Ricca di fascino e contornata da curiosi fatti. Una tradizione ancor oggi molto sentita dalla comunità locale.

Quella della Madonna del Castello.

Un insieme di sensazionali testimonianze, atti di fede, ex voti, promesse, miracoli rendono la narrazione stessa degna di venerazione. Laddove subentra la fede e la devozione verso colei che rimane nel corso dei millenni nella religione cristiana, la più adorata dopo Gesù: la Madonna.

Tante statue la raffigurano. Ognuna ha una peculiarità, che spesso emana santi profumi ed evoca grandissimi miracoli. Ognuna, perciò, coperta dalla grande devozione dei fedeli.

La statua della Madonna del Castello può essere annoverata di diritto fra quelle che più affascinano.

Il Castello di Montechiaro


Tra i suoi interessi storico culturali e monumentali Palma di Montechiaro, cittadina di oltre ventimila abitanti, annovera il Castello Chiaramontano (testimonianza dell’egemonia di quella potente casata medievale che aveva puntellato i propri domini con queste fortezze quasi identiche), esso però si distingue dalle altre costruzioni chiaramontane in Sicilia poiché è il solo a stagliarsi a picco sul mar Mediterraneo ed è l’unico esemplare costruito fuori dalle mura del centro abitato.

Sorge su una propaggine rocciosa prossima alla costa. Nei paraggi della fortezza, verosimilmente nella meravigliosa Baia delle Sirene, c’era un porto, un caricatore per il grano, in difesa del quale venne, appunto, edificato il maniero.

Baia delle Sirene

Fatto costruire nel XIV secolo dalla famiglia Chiaramonte, il Castello ha svolto dunque, fin dalla sua origine, la funzione di difesa e avvistamento contro i pirati musulmani che infestavano le acque del Mediterraneo da decenni. Dalla fine del 1300, come si usava all’epoca quando avveniva un avvicendamento nobiliare, al castello fu cambiato il nome e trasformato quindi in Castello di Montechiaro. Esso veniva assegnato dalla casa regnante spagnola, all’epoca titolare del trono siciliano, alla nobile famiglia Caro a seguito della destituzione e dell’assassinio del signore del castello Andrea Chiaramonte (che si era ribellato, partecipando ad una congiura, alla corte Aragonese).

Dunque dai Chiaramonte, passando dai Caro, nel XVII secolo, il Castello arriva alla famiglia dei Tomasi, i fondatori della città di Palma di Montechiaro, dove dentro ai suoi confini territoriali rientra il castello. Per entrare a far parte, dal primo decennio del duemila, dei possedimenti comunali della cittadina stessa, nonostante un fondo privato ne rivendica la proprietà di tanto in tanto, pur non ottenendone mai il riconoscimento. Nel frattempo il Castello è divenuto una sorta di santuario.

Di esso Spatrisano disse che «può considerarsi uno degli esempi più tipici dei castelli trecenteschi siciliani, il cui articolato organismo strutturale, il pittoresco comporsi dei volumi, sembra germinato spontaneamente dalle asperità della roccia».

Purtroppo del suo antico corredo artistico ai giorni nostri è arrivato ben poco. I rifacimenti del ‘700 hanno rimosso o occultato i residui delle decorazioni risalenti al ‘400 e al ‘500. Sono rimaste le caratteristiche finestrelle quattrocentesche della torre e del bastione a nord che hanno sicuramente sostituito le caratteristiche ogive trecentesche. Inoltre i lavori degli ultimi decenni come il rifacimento delle pavimentazioni, il rivestimento degli antichi paramenti murari con intonaco, le nuove scale e i danni provocati per l´inserimento di impianti hanno notevolmente deturpato l’aspetto originario.

La cappella del Castello


Castello di Montechiaro

Ed è proprio il Castello di Montechiaro, ed in particolare la sua piccola cappella, a custodire la Madonna del Castello o, come viene adorabilmente chiamata dai paesani, “Beddra Matri du Casteddu”.

La Statuetta della Madonna


È una statuetta in marmo con un drappo dorato, scolpita dall’artista palermitano, ma di accertate origini ticinesi, Antonello Gagini nel XVI secolo.

Antonello Gagini

La statua appare subito diversa dalle altre scolpite dalla mano del maestro palermitano. Tanto che alcuni hanno anche sollevato il dubbio circa la paternità dell’opera. Essa si impone, e non certo per la sua mole, visto che è di altezza piccola (un metro o forse anche meno), per la purezza dei lineamenti del viso, una bellezza che si avvicina tantissimo ai connotati angelici.

Ma le peculiarità non si fermano qui, infatti fra le tante che nel tempo sono state scorte nella statua due, non comuni alle altre statuette di Madonna col Bambino, prestano particolare importanza.

Il primo particolare, che ha dei risvolti che si poggiano tanto sul suggestionale, è quello degli occhi della Madonna. Pare che siano stati disegnati in maniera tale che lo sguardo, da qualsiasi prospettiva lo si osservi, esso sia sempre puntato verso l’osservatore, come se lo seguisse con gli occhi.

La seconda particolarità osservando la Madonnina è che uno dei seni è scoperto e Gesù Bambino vi poggia la sua mano facendo un giro col braccio. Ciò lo potrebbe far sembrare asimmetrico ma contemplando la suprema bellezza e la soavità di quel gesto d’amore tra madre e figlio, si comprende immediatamente di quale immenso capolavoro si ha di fronte.

Le Curiosità


Vi sono diverse leggende correlate alla statua della Madonna del Castello. Uniche. Che la rendono ancor più speciale. Storie tramandate nel corso dei secoli, ma che conservano intatto il loro fascino.

Voci dicono che, in una delle loro abituali scorrerie, i turchi (a bordo di ottanta sciabecchi, guidati dal pirata Dragut, un fastello riconducibile sicuramente al condottiero saraceno Solimano), vicenda collocabile con probabilità a cavallo della seconda metà del 1500, saccheggiarono il Castello portando via la statua della Madonna. Ma una volta in mare, come per miracolo la statua della Madonna divenne oltremodo pesante. I pirati musulmani in fretta e furia decisero di gettarla in mare dato che non riuscivano, nonostante gli immani sforzi, a prendere il largo.

A dispetto di tale impedimento prima di scaraventare la statua nelle acque ne deturparono le teste. Secondo delle varianti pervenute da alcune testimonianze tramandate da padre in figlio, le teste furono addirittura mozzate e tenute a bordo dai turchi per poi buttarle anch’esse in mare dopo essersi allontanati dalla costa. Le teste si ricongiunsero col resto della statua una volta in acqua.

La statua, dopo che i pirati sparirono all’orizzonte, fu recuperata dalle barche degli abitanti del Castello, messe subito in mare alla ricerca della loro Madonna. Stavolta, per agevolare il ripescaggio e la sua condotta sulla terraferma, la statua passò ad essere leggera, ancor più di una piuma. Fu così riportata indietro e messa fra le sapienti mani dei restauratori per essere riportata al suo splendore. A sostegno di questa leggenda si possono scorgere nelle teste delle ridipinture. Da allora la Madonna del Castello è amata e venerata da tutti.

Un’altra leggenda invece racconta che la statua fu rubata nottetempo dai vicini abitanti di Agrigento. Anche in questo caso la pesantezza della statua sulle spalle del manipolo di canaglie gioca

a favore dell’intervento dei palmesi lanciati all’inseguimento dei vicini lestofanti. Difatti in un vallone distante poche miglia dal Castello, spossati e rallentati dalle difficoltà dovute al grave peso della statua, gli agrigentini arrancati furono raggiunti dagli irati palmesi. Ne conseguì una lunga e furibonda lotta. Ebbero la meglio i castellani devoti alla Madonna. Dopo aver messo in fuga i nemici superstiti si misero in spalla la statua della Madonna e la riportarono al Castello quasi correndo dato che pesava come la paglia. L’evento è corroborato dal nome che prese un corso d’acqua che da allora viene conosciuto come il “vallone della battaglia” e dagli spari, dei botti da fuochi d’artificio, che accompagnano il festeggiamento della Madonna del Castello proprio per rievocare la battaglia.

La festa della Madonna del Castello


La Madonna del Castello in processione

La Madonna viene festeggiata la Domenica successiva a quella di Pasqua. Un corteo di migliaia di devoti si mette in cammino, da ogni strada del paese al castello, (alcuni anche a piedi nudi per sciogliere le proprie promesse votive) per andare a prendere la statua ed accompagnarla, a spalla ed a suon di canti dialettali e diverse file di giovani a cavallo, fino al paese. Negli ultimi anni il corteo cavallerizzo si è via via infoltito, tanto da diventare una attrazione nella attrazione stessa.

Quando la Madonna arriva all’entrata del paese i devoti procedono alla Vestizione, proprio per questo motivo il posto in cui si svolge viene usualmente denominato dai paesani “unni vestinu a Madonna“. La Vestizione consiste in un vero e proprio addobbo della statua la quale viene letteralmente ricoperta di tutto l’oro che i suoi fedeli le hanno donato ex voto. La quantità dei monili è così grande che solo una parte può ricoprirla, mentre il resto viene gelosamente custodito dalla curia vescovile. Dopo aver girato, al grido di “evviva a beddra Matri du Casteddru!” da parte delle migliaia di devoti, le strade principali di Palma di Montechiaro, la Madonnina si ferma presso la Chiesa Madre, onorata al suo arrivo da una santa messa e soggiorna nei restanti otto giorni seguenti. Periodo in cui si crea una cospicua affluenza di devoti del paese ed anche delle comunità adiacenti.

Chiesa Madre

La Domenica successiva la Madonna del Castello viene trasferita nel Monastero delle Benedettine. Qui, tra la venerazione dei fedeli e gli affascinanti e suggestivi canti delle suore, la Madonna del Castello resta fino alla Domenica prima dell’Ascensione. Nel pomeriggio ripercorrerà la via del ritorno al suo Castello. Nella giornata dell’Ascensione si ripete nuovamente il pellegrinaggio dei devoti. Un cordone di persone si spalma nuovamente lungo la strada che collega il paese al castello. In questo giorno si osserva la messa in atto di una delle promesse ex-voto più in auge fra i devoti. Lungo il percorso, ed in particolare in prossimità del castello, proprio nell’ultimo tratto del famoso “viaggiu a Madonna“, così come viene inteso il pellegrinaggio, vengono distribuiti ai fedeli in cammino, sia del pane appena sfornato, dalle piccole forme rotonde, sia dell’ottimo vino rosso, ottenuto artigianalmente dai contadini del paese dalle uve dei loro vigneti, di cui il territorio palmese è ricco. La calca si affolla, man mano che giunge a destinazione, dentro la cappella, dove davanti a una doppia fila di panche, dietro a un candido altare la statua troneggia nella sua dimora in legno intarsiato e dipinto. In mattinata vengono celebrate due messe. Finita la processione di devoti all’interno del Castello, la cappella viene chiusa, così come anche il Castello. Aspettando un’altra volta che arrivi la domenica dopo Pasqua per ripercorrere di nuovo i passi di questa suggestionante tradizione popolare.

Monastero delle Benedettine

Il fatto che la Madonna possa essere visitata dal pubblico solo per così poco tempo durante l’arco dell’anno, un mese, deriva dalla consuetudine che si è consolidata nel tempo per custodirla il più possibile fra le mura del Castello, visti i vari tentativi nel corso dei secoli da parte dei numerosi malfattori che hanno tentato di sottrarla al suo popolo devoto.

Il luogo


Palma di Montechiaro, fondata dalla famiglia Tomasi da Lampedusa, la stessa del famoso scrittore (che ne ambienta parte del conosciutissimo romanzo), nota appunto anche come la “Città del Gattopardo”, si trova in provincia di Agrigento, a meno di 30km dallo stesso capoluogo famoso per la Valle dei Templi. Distanza che viene colmata percorrendo per circa mezz’ora la SS115 Sud Occidentale Sicula.

Davanti del santino della Madonna di Montechiaro

Retro del santino della Madonna di Montechiaro

foto Web

Link interessanti

http://www.comune.palmadimontechiaro.ag.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/96

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Montechiaro_(Palma_di_Montechiaro)

Potete trovare un racconto incentrato sul viaggio alla Madonna nel libro dell’autore Calogero Mazza: All’ombra del carrubo

Calogero Mazza La Madonna del Castello

In memoria di mia madre, devotissima della Madonna del Castello.

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